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nov
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I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A

Prima Domenica di Avvento: iniziamo un nuovo Anno Liturgico.

La parola Avvento significa venuta. Qualcuno viene e viene per noi. Noi attendiamo colui che viene.

Pochi i segni esterni. La corona d’Avvento, con le quattro candele, che accenderemo domenica dopo domenica. Il colore delle vesti liturgiche: sono diventate viola, colore che richiama a vigilanza, serietà, attenzione, penitenza, attesa. Non recitiamo il Gloria, che riserviamo per la Messa di Natale.

Pochi i segni, ma che ci indicano la novità, il cambiamento, che ci invitano ad elevare la nostra anima al Signore, a confidare in lui, perché non siamo confusi. È confuso chi non sa dove andare. Ogni generazione ha le sue confusioni, ogni cultura i suoi sbandamenti. Soprattutto oggi, con tutto quello che succede per il terrorismo, le guerre, gli attentati, la violenza, i mille messaggi contrastanti, noi tante volte, ci sentiamo confusi.

Ci sono tante persone che non sanno dove andare, che cosa è importante fare, che cosa è giusto, cosa sbagliato. Sono confusi e distratti, proprio come al tempo di Noé. Distratti dalle tante cose. Le distrazioni possono venire anche dalle cose quotidiane, dallo sport, dal divertimento, dalla TV. Tutte legittime: mangiare, bere, sposarsi. Che cosa vi è di più normale? Eppure anche una vita, così apparentemente normale può confondere, può distrarre, può appesantire il cuore. I giorni di Noè (Gn 6,5-12), sono i giorni dell’assenza di Dio. Sono i miei giorni quando mi appello solo all’elenco elementare dei bisogni e non so più sognare; quando mi accontento e non so più mostrare che il segreto della mia vita è oltre me.

Il richiamo di San Paolo, nella seconda lettura, è chiaro ed incisivo: “La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo” (Rm 13,12-14). Usciamo da tutte le espressioni di vita superficiale, banale, dispersiva. Non dimenticare che la nostra vita è sotto il giudizio di Dio che viene. San Paolo esprime l’invito ad indossar le armi della luce, a rivestirsi di Cristo.

E nel Vangelo il atteggiamento che ci richiama Gesù è: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti” (Mt 24,42-44). Svegliatevi, vegliate, rendetevi conto della vita che passa, di colui che viene. Alla cultura del sonno, della ripetitività occorre contrapporre la cultura del vigilare. Staccatevi da tutte le opere delle tenebre, che procurano stordimento ed incoscienza.

Ecco l’impegno dell’Avvento: il tempo dell’attesa. Non solo dell’attesa nostra del Signore che viene, ma anche dell’attesa che Dio ha per noi. Si il nostro Dio non si stanca mai di attenderci, di bussare alla nostra porta. Sapremo aprire, fargli spazio, concedergli un po’ di tempo?

Il nostro tempo non è vuoto, non passa invano, ci porta il Signore ogni giorno, in ogni evento della nostra vita. Tocca a noi renderci conto, aprire gli occhi, desiderare di incontrarlo, di ascoltarlo, di aprirgli la porta del nostro cuore e della nostra vita al Signore che viene, viene perche ci ama e vuole la nostra salvezza. Viene Signore Gesù.…………..

Nella Diocese di Lugano-CH, 28 Novembre 2010 – Anno A.

……………

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